“Ventimiglia città aperta”, MondoQui c’era


La città di Ventimiglia non si è, effettivamente, dimostrata troppo aperta a questa ventata di aria pura portata dai colorati e coloriti (sole forte, animi caldi) partecipanti alla manifestazione internazionale contro le frontiere di sabato 14 luglio. Il percorso, infatti, ha appena sfiorato la città per avvicinarlesi solamente nel suo momento conclusivo: quello dei discorsi e dei saluti. Una Ventimiglia “assediata” dalle Forze dell’ordine di terra e di cielo fin dal primo mattino, tutta occupata nelle proprie attività, balneari o commerciali, abbassava semmai le proprie serrande di fronte al pericolo dell’imminente “invasione”.
Ci si è ritrovati nel piazzale antistante il cimitero, a prima vista luogo che deve aver ospitato, tristemente e inospitalmente, parecchie vite in transito. L’atmosfera era quella dei ritrovi festosi e la festa, si sentiva, riguardava il tema dell’incontro, la libertà e la liberazione dell’essere umano dalle gabbie che dividono i destini e allontanano dai diritti, primo fra tutti quello alla vita.

Nessuna distrazione, su questo, anzi un motivo per riconoscersi e solidarizzare. Tanti bei sorrisi generosi, giovani e meno giovani, tante donne per chiedere, tutti insieme, la libera circolazione dei migranti su un territorio europeo senza confini, nel quale un permesso di soggiorno unitario consenta la circolazione aperta per ogni Paese dell’Unione.
Il corteo, partito alle 16,30 dopo una duplice variazione di orario imposta dalla sicurezza, si è espresso attraverso vari linguaggi, musicale, gestuale, vocale, scritto e in varie lingue: dalla Spagna delle regioni più lontane (Galizia, Paesi Baschi), alla Francia, all’Italia, del nord e del sud.


Le Polizie, abbondantemente e severamente schierate lungo il tratto iniziale del cammino, assumevano un aspetto piuttosto estemporaneo di fronte allo spirito gioioso ed accogliente sottolineato dalle musiche e dai balli che generosamente hanno accompagnato l’intero tragitto, senza lasciarsi abbattere da un sole impietoso, che aveva ormai vinto la sua battaglia contro il grigiore mattutino. Il corteo, dirigendosi verso la frontiera, entrava intanto nella galleria che ad essa conduce: la galleria, metafora concreta dell’oppressione, ha esaltato lo spirito della manifestazione che è scoppiato nella sue espressioni più alte, rese maggiormente efficaci dall’amplificazione sonora propria dell’ambiente. Il ritorno alla luce ha svelato un compatto muro di mezzi e uomini blindati là sullo sfondo, per una strada che non ci si è neppur degnati di considerare. Confine km 6,3, dice il cartello. La strada costiera del ritorno, alta su un mare che lascia sempre senza fiato, ha affiancato i muri e i muretti duplici, triplici, alti e solidi, delle nascoste, opulente ville sulle rocce: confini invalicabili, quelli sì, fortezze veramente inespugnabili, costruttrici di frontiere.
È stato proprio a quel punto che, forse ispirata dal contesto, la fantastica orchestra di strada del corteo ha dato il via alla canzone Internazionale, quella che dice: ¨…nostro fine sarà l’Internazionale futura Umanità¨.

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In Stazione, un aiuto per i compiti delle vacanze

Nella foto, un gruppo di bambini nei locali della Stazione di Mondovì partecipa al doposcuola estivo, per avere un piccolo aiuto nella grande impresa dei compiti delle vacanze. (Non hanno una visione: si sono voltati, in ottemperanza alle buffe normative sulla privacy attualmente in vigore). Il doposcuola estivo è nei locali gestiti da MondoQui, ogni giovedì pomeriggio tra le 16 e le 18. È un servizio molto frequentato: giovedì 28 giugno, quando è stata scattata questa foto, erano presenti oltre trenta bambini e sette volontari, tra cui anche un paio di bravi studenti delle superiori.
I volontari sembrano già tanti ma non bastano, perché una parte dei bambini ha bisogno di essere seguita quasi individualmente: probabilmente saremo costretti a non accettare altre iscrizioni, e in alcune settimane dell’estate forse dovremo interrompere. Invitiamo chi sia disponibile a dare una mano a contattarci (tel. 348 2793556). Si può anche dare la propria disponibilità per qualche giovedì su tutta l’estate (fino a settembre): per questo abbiamo istituito un apposito calendario: fatevi avanti! Crediamo molto in questa iniziativa: pensiamo che un aiuto scolastico possa cambiare la vita ai ragazzi, indirizzandoli a un futuro di maggiore realizzazione umana ed inclusione sociale.

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Indovina chi viene alla cena del Ramadan

È tradizione che, durante il Ramadan, ogni sera dopo il tramonto, la comunità si ritrovi per mangiare insieme: è l’iftar, la “rottura del digiuno”. I musulmani di Mondovì, quest’anno hanno deciso di invitare i loro concittadini all’iftar e, martedì 12 giugno, hanno organizzato una gran festa a cui ha partecipato tanta gente comune e anche numerosi rappresentanti delle istituzioni e delle altre religioni. Un momento importante per la nostra città: finalmente i muri cominciano a sgretolarsi e non ci si guarda più con diffidenza, ma con amicizia.

La sala parrocchiale dell’Altipiano, messa gentilmente a disposizione, si è riempita all’inverosimile e Taoufik Zannouhi, a nome delle due associazioni musulmane di Mondovì e dei loro presidenti Hakim El Gallati e Mohamed Bouzerda, ha accolto il pubblico. Poi sono intervenuti per un saluto anche il sindaco Paolo Adriano e l’assessore Erika Chiecchio, il rappresentante del vescovo e responsabile del dialogo interreligioso don Egidio Motta, la pastora della chiesa evangelica Paola Zambon, il rappresentante della comunità evangelica del Follone Gis Kengie…

Alle 21,16, ora esatta del tramonto, l’imam Ayoub Sellami ha recitato la preghiera della rottura del digiuno e dopo tutti hanno iniziato a mangiare i superbi piatti cucinati dalle donne delle comunità musulmane cittadine.

Eccole indaffarate alle prese con l’enorme quantità di cibo che hanno preparato in modo sopraffino. Un grande applauso dei partecipanti ha reso loro onore.

Al termine le foto di rito: in questa immagine i rappresentanti delle Associazioni musulmane di Mondovì in posa con il sindaco e gli altri esponenti dell’Amministrazione comunale, il delegato della Diocesi, la pastora della Chiesa evangelica e, a sinistra, l’autorevole esponente di MondoQui, Abdelghani Boumedhi. La nostra Associazione si è infatti impegnata a fondo per la riuscita dell’evento, che rappresenta un importante passo verso la realizzazione di una città più aperta, inclusiva e dialogante, in cui tutti i cittadini si sentono a casa loro: perché è proprio questo il progetto ambizioso sul quale stiamo lavorando ormai da molti anni.

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MondoQui, una cosa che si dibatte per crescere

La nostra Associazione è in una fase che si può definire “costituente”. Tutto è iniziato il 10 maggio, quando era stata convocata l’Assemblea annuale per l’approvazione del bilancio e la votazione del nuovo direttivo. Il presidente aveva preparato le diapositive che tradizionalmente sostituiscono il pippone d’ordinanza sulle attività svolte nell’anno precedente. Anche il bilancio economico era stato illustrato ed approvato ed ora si trattava di parlare del futuro di MondoQui. Ma la sera era tarda e si percepiva la voglia di discutere, quindi s’è deciso di fare una seconda puntata dell’assemblea il giovedì successivo. Il 17 maggio ci siamo ritrovati, sempre nell’alloggio al piano superiore della Stazione che in questi mesi di grandi cambiamenti funge da sede provvisoria (e chissà forse un giorno definitiva?). Si inizia sempre tardi in questo periodo di Ramadan. Arrivano sempre tutti ben dopo le 21, specialmente i musulmani che digiunando fin verso le 21,15, arrivano dopo aver cenato.

Abbiamo deciso di parlare a turno e di far parlare tutti. E, come ha detto qualcuno dei presenti, sono state dette “cose enormi”. La prima cosa che si capisce è che c’è un bel po’ di gente che sente l’Associazione come una cosa sua, nella quale vuole investire forza e idee. Nessuno mette in discussione il punto di partenza: dobbiamo essere un gruppo di persone molto diverse fra di loro che vogliono spendersi in azioni di cittadinanza attiva, ma il futuro di MondoQui vogliamo scriverlo in prima persona. I problemi che ci sono a mettere insieme gente che arriva da tutto il mondo con monregalesi tutti d’un pezzo, si registrano bene negli interventi, come anche le difficoltà tra le generazioni.

C’è chi fa notare che alle origini dell’associazione c’erano più immigrati, ma poi sono aumentati gli italiani che hanno “fatto studi di antropologia e sociologia”, così gli immigrati non partecipano più, perché non capiscono quello che diciamo.

Chi dice che ci sono problemi di comunicazione, perché quando uno nuovo arriva all’associazione, ci mette un bel pezzo a capire come funziona.

Chi vuole che si parli di più dei problemi concreti degli immigrati, trovando il modo di aiutarli  risolverli.

Chi vuole che l’associazione sia l’anello di congiunzione tra “i poveri” e le istituzioni. E vuole che la Festa dei popoli sia permanente, nel senso che le persone che ci aiutano ad organizzarla dovrebbero esserci sempre, non solo una volta ogni tanto.

Chi sostiene che dobbiamo essere più attivi ed efficaci su Facebook.

Chi dice che è difficile partecipare a tutte le riunioni, ma è importante che i vari gruppi che girano intorno a MondoQui siano rappresentati per non essere come tante isole che non comunicano.

Chi rilancia i mercatini, ma come modo per promuovere l’Associazione, e chi vuole che si facciano ancora i film della rassegna aprendoli di più al cinema dei paesi d’origine degli immigrati.

Si propone pure di fare diversi livelli di riunioni: un “soviet” una volta al mese, un “concilio ecumenico” ogni due o tre mesi, e una grande assemblea intergalattica annuale.

C’è chi fa notare le idee un po’ “precostituite” dei “vecchi” che fanno sì che i giovani siano poco attivi perché non le sentono loro.

E poi c’è chi fa il suo intervento in arabo per far capire agli italiani com’è difficile seguire le nostre riunioni. Il problema della lingua emerge molto forte: gli immigrati che sono qui da tanto continuano a fare molta fatica. Vogliono che gli italiani con cui condividono MondoQui li aiutino di più a imparare la lingua. Ed aiutino pure i loro figli a migliorarsi nella scuola. Questo può essere uno dei capisaldi per il futuro.

L’altro caposaldo che sembra venir fuori è il bisogno di aiuto per le pratiche, i documenti, gli adempimenti che tutti gli stranieri che vivono in Italia devono affrontare continuamente fra mille difficoltà.

Si ipotizzano progetti per imparare la pedagogia di Paulo Freire e di utilizzare di più la Filosofia di comunità nelle nostre riunioni.

La riunione viene ancora aggiornata al giovedì successivo e poi ancora a quello dopo. Così siamo arrivati al 31 maggio. Intanto si è deciso che sabato 9 giugno alle 15 si farà l’assemblea definitiva in cui si voterà il nuovo direttivo che dovrà mettere in pratica questo fiume di idee e di voglia di fare e cambiare.

Altri temi che ribollono sono le difficoltà a fare bilanci, rendicontazioni, scartoffie varie. Cose un po’ noiose ma che bisogna proprio imparare a fare per essere più efficaci. E poi gli spazi in stazione, che si stanno modificando, non sappiano ancora bene in che modo.

Si parla anche del rapporto con la cooperativa che gestirà il bar: “deve succhiare la linfa vitale dall’associazione da cui è nata” dice qualcuno. “Ma bisogna affrontare temi molto pratici perché siamo anche un’azienda, e non si può essere presenti a tutto: o si fa una cosa o se ne fa un’altra”, dicono i diretti interessati, che però rassicurano sulla totale adesione ai valori di MondoQui…

Il 31 maggio hanno partecipato anche gli operatori delle coop. Colibrì e Momo che portano avanti il progetto FAMI per dare un supporto alle associazioni come la nostra: dopo averci ascoltati ci proporranno alcuni seminari di formazione sui temi emersi dalle riunioni e l’aiuto ad organizzare un evento che potrebbe essere l’occasione in cui la nuova MondoQui che nascerà da tutto questo travaglio si presenterà alla città.

Il nuovo direttivo dovrà farsi carico di tutte queste istanze e provare a farle diventare realtà.

(I verbali dettagliati di tutte le riunioni vengono spediti a tutti i soci).

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